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Dal 2027 arriva il Passaporto Digitale del Prodotto: trasparenza e sostenibilità al centro del mercato europeo

by Eurolinkgeie

A partire dal 2027, l’Unione Europea introdurrà il Passaporto Digitale del Prodotto (Digital Product Passport – DPP), uno strumento destinato a trasformare la tracciabilità e la sostenibilità dei beni immessi sul mercato europeo. Il DPP nasce nell’ambito del regolamento sull’ecodesign per prodotti sostenibili (ESPR), in vigore da luglio 2024, con l’obiettivo di rendere ogni prodotto più trasparente e pienamente integrato nei principi dell’economia circolare.

Le prime applicazioni e gli standard tecnici europei

La prima applicazione concreta riguarderà il settore delle batterie per veicoli elettrici, mezzi di trasporto leggeri e sistemi industriali con capacità superiore ai 2 kWh. Dal febbraio 2027, ogni batteria dovrà essere accompagnata da un passaporto digitale — accessibile tramite codice QR — contenente informazioni complete su composizione, impronta di carbonio, interventi di manutenzione e possibilità di riciclo.

Parallelamente, gli enti di normazione CEN e CENELEC stanno lavorando alla definizione di standard tecnici europei per garantire interoperabilità e uniformità tra i sistemi digitali dei diversi Paesi membri. Le nuove linee guida, raccolte nel documento CWA 18186:2025, delineano l’architettura informatica e le modalità di scambio dati tra produttori, fornitori, autorità e operatori del riciclo, assicurando una filiera digitale coerente e sicura. L’Austria ha avuto un ruolo centrale nello sviluppo di questi standard, affermandosi come punto di riferimento tecnico e organizzativo a livello europeo.

Le sfide e le opportunità per le imprese

Per le imprese, l’introduzione del DPP rappresenta una sfida complessa ma anche un’opportunità strategica. Nei prossimi mesi sarà fondamentale analizzare in dettaglio le proprie linee di prodotto per comprendere in che misura saranno interessate dai nuovi requisiti europei e quali dati sarà necessario raccogliere e digitalizzare. Diventerà quindi prioritario integrare i sistemi informativi aziendali — come ERP, PLM e MES — con piattaforme in grado di gestire i passaporti digitali, definendo al contempo ruoli e responsabilità nella gestione delle informazioni.

In Italia, le aziende dovranno monitorare da vicino gli aggiornamenti del Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, che definirà tempi e modalità di recepimento delle norme europee. Sarà altrettanto importante seguire l’evoluzione delle specifiche settoriali dell’ESPR, le quali determineranno i dati richiesti per ciascuna categoria di prodotto, come elettronica, tessile o plastica.

Infine, ogni impresa dovrà scegliere se sviluppare internamente la propria piattaforma di gestione del DPP — soluzione che garantisce maggiore controllo ma richiede risorse tecniche e investimenti significativi — oppure affidarsi a soluzioni SaaS esterne, più rapide da implementare e automaticamente aggiornate alle nuove direttive europee. In entrambi i casi, sarà essenziale assicurare protezione dei dati, qualità delle informazioni e piena interoperabilità con gli standard comuni.

Verso una nuova cultura della sostenibilità digitale

Il DPP non è soltanto un adempimento tecnico, ma un motore di cambiamento culturale. Spinge le imprese a ripensare la progettazione dei prodotti, rafforzare la collaborazione con la supply chain e investire nella qualità e nella trasparenza dei dati. La gestione strutturata delle informazioni relative a materiali, processi, manutenzione e fine vita richiederà il coinvolgimento di più funzioni aziendali — dall’R&D agli acquisti, dalla produzione al post-vendita — e la costruzione di un modello di governance basato su responsabilità e tracciabilità.

Il 2027 segnerà quindi l’avvio di una nuova era per il mercato europeo, in cui ogni prodotto racconterà in modo trasparente la propria storia ambientale e industriale. Le aziende che sapranno anticipare questo cambiamento non solo garantiranno la conformità normativa, ma si affermeranno come protagoniste della sostenibilità e dell’innovazione digitale.

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