giu 7, 2021

di FRANCESCO LORENZO MORANDI

valuta digitale cinese


In breve

  • Con il termine CDBC si fa riferimento a un nuovo tipo di valuta digitale sostenuta dalla Banca centrale del Paese emittente.
  • Lo sviluppo delle cripto-valute sia stato fondamentale per le CBDC. Nonostante si utilizzino alcune delle tecniche crittografiche alla base di queste ultime, però si tratta di concetti sostanzialmente distinti.
  • La Repubblica Popolare Cinese si pone come realtà all’avanguardia nell’introduzione di questa nuova tipologia di valuta, la cui implementazione è già stata più volte sperimentata.
  • Oltre ad avere dei riflessi evidenti per quanto riguarda gli affari interni della Cina, l’introduzione sempre più marcata di una simile valuta avrà dei risvolti di carattere geopolitico particolarmente importanti. Pechino punterebbe infatti, tra le altre cose, sulla sua CBDC per favorire l’internazionalizzazione del RMB. Si legherebbe inoltre ancora di più al continente africano, nel quale mantiene posizione di primazia economica e tecnologica.

CHE COSA SI INTENDE PER CBDC

Con l’acronimo CBDC (Central Bank Digital Currency), si fa riferimento a una specifica tipologia di valuta digitale sostenuta dalla Banca centrale del Paese che la emette. Di fatto una CBDC può essere vista come una rappresentazione digitale della valuta del Paese di emissione, motivo per il quale, ad esempio, tra una CBDC e una normale banconota cartacea sussisterebbe una sostanziale parità di valore. L’esistenza delle CBDC è almeno parzialmente legata allo sviluppo delle cripto-valute, ma, come riportato da Richard Turrin in “Cashless: China’s Digital Currency Revolution”, ci sono tra le due alcune basilari differenze. La principale sta nel fatto che le criptovalute sono asset digitali basati su tecnologia DLT che esistono indipendentemente da qualunque ente governativo, (basti pensare a Bitcoin, ad esempio, concepito appunto come Decentralyzed Peer-To-Peer Electronic Cash System), mentre le seconde sono emesse appunto da un’Autorità centrale.
Tuttavia le cripto-valute in generale e alcune CBDC possono presentare alcune caratteristiche comuni. È il caso di Bakong, una CBDC emessa dalla Banca Centrale Cambogiana e sviluppata in collaborazione con la compagnia fintech giapponese Soramitsu, la cui implementazione definisce un nuovo sistema di transazioni basato su tecnologia blockchain.

La differenza tra i sistemi di pagamento digitale correntemente in uso e l’ipotetico impiego di una CBDC è irrilevante solo in apparenza, poiché presuppone invece due approcci molto diversi. Quando effettuiamo un’operazione di pagamento utilizzando una piattaforma come Apple Pay o simili, operiamo su dati presenti nei registri contabili digitali delle banche. L’applicazione, quindi, una volta effettuato un pagamento ci mostra l’effettivo saldo del nostro conto, ma ovviamente il denaro non è contenuto nel terminale utilizzato.
L’innovazione principale derivata dall’adozione di una CBDC sarebbe data dal fatto che tutti i pagamenti elettronici avverrebbero senza l’intermediazione di un soggetto terzo. In teoria, l’utilizzo di un sistema basato su CBDC implicherebbe lo storage di unità di valuta digitale nel proprio dispositivo. Il trasferimento di denaro tra due o più individui avverrebbe perciò tramite lo spostamento fisico di quel denaro digitale da un dispositivo a un altro. Ne deriverebbero pagamento istantaneo e proprietà legata a un ID digitale univoco.

I POTENZIALI VANTAGGI DELLE CBDC

Sicuramente uno dei principali vantaggi derivanti dall’utilizzo delle CBDC sarebbe dato dalla disintermediazione. Dalla possibilità perciò di effettuare pagamenti istantanei bypassando, appunto, l’intermediazione da parte di una specifica banca. Questo si tradurrebbe in un considerevole risparmio, dato che non ci sarebbe costo di commissione sulle operazioni effettuate. Inoltre l’implementazione di una simile tipologia di valuta avrebbe una ricaduta particolarmente efficace su fenomeni come il riciclaggio di denaro o l’evasione fiscale. Qualunque operazione effettuata mediante CBDC sarebbe infatti tracciata, circostanza impossibile con il denaro contante, consentendo dunque di contrastare questi fenomeni illegali. In aggiunta, si concretizzerebbe una maggiore inclusione finanziaria, con la conseguente integrazione della unbanked population e della underbanked population (ossia della popolazione che non ha accesso a servizi finanziari di alcun tipo o ha un accesso molto limitato) in un ecosistema finanziario digitale.

IL CASO CINESE: LE PARTICOLARITÀ DEL RMB DIGITALE

L’analisi di Richard Turrin fornisce un’approfondita panoramica del funzionamento della CBDC cinese, alla quale ci si riferisce anche con DC/EP (Digital Currency/Electronic Payment).

Di fatto il RMB (Renminbi) digitale sarebbe il diretto equivalente del RMB cartaceo e il suo utilizzo non richiede alcuna connessione a internet. Inoltre la DC/EP cinese non è concepita per essere, almeno nelle fasi iniziali, interest bearing. Ciò comporta che un’ipotetica conversione di RMB account based o di RMB cartacei in RMB digitali non frutterebbe alcun interesse. Questo avviene per evitare di drenare denaro dal sistema bancario tradizionale, evitando quindi la disintermediazione totale delle banche commerciali.
In aggiunta, come il contante, DC/EP richiede una riserva del 100%. Si impedisce così agli istituti bancari di creare RMB digitali aggiuntivi attraverso interessi, crediti o prestiti.

In realtà l’architettura di DC/EP mantiene una funzionalità intrinseca, che consente di impostare un tasso di interesse che non sia nullo. Per quanto ci sia la possibilità di implementare tale funzione, però, si presume che essa non sarà attivata nell’immediato. Questo per evitare l’automatico processo di disintermediazione degli istituti bancari. A tal fine la PBOC (People’s Bank of China) ha implementato una ulteriore strategia. All’atto di emissione di DC/EP da parte delle banche è la specifica banca emettitrice che garantisce per il pagamento del RMB digitale emesso, non la PBOC.

Inoltre la DC/EP fa riferimento al concetto di “due depositi ()“. Uno di essi è appunto la PBOC, mentre il secondo è la banca commerciale che emette la moneta digitale. Il sistema a due livelli (altresì detto two-tiered) garantisce da un lato a queste ultime di detenere il tradizionale ruolo di prestatrici di servizi finanziari ai clienti, dall’altro alla vasta popolazione cinese di beneficiare di un’ottima esperienza utente. La procedura di emissione di DC/EP a una banca commerciale prevede che venga creato un determinato quantitativo di valuta digitale da parte della PBOC e simultaneamente dedotta una somma equivalente di RMB account-based dalle riserve della banca in questione. La banca commerciale coinvolta, dunque, deterrebbe gli RMB digitali fino alla richiesta di una conversione di RMB depositati su un conto corrente in DC/EP.

Ulteriore caratteristica della valuta digitale di Pechino sta nel fatto che essa non è basata su tecnologia DLT (tecnologia a registro distribuito). Se per un verso la creazione di nuovi token sfrutterà le tecniche di crittografia alla base della tecnologia blockchain, dall’altro è altresì vero che essi non verranno creati, appunto, su un registro distribuito, ma piuttosto su un registro centralizzato. A ogni nuovo token emesso sono intrinsecamente legati i dati riguardanti l’importo, il proprietario, l’emittente e un numero seriale unico. A tutti gli utenti che utilizzano un RMB digitale viene assegnata una chiave di decrittazione individuale per l’utilizzo della valuta e per la validazione delle transazioni per mezzo di firma digitale.

La DC/EP, inoltre, è stata certamente ispirata dalle cripto-valute basate su blockchain per quanto concerne la prevenzione di fenomeni quali il double-spending (o doppia spesa). Non garantisce però il grado di anonimità proprio di queste ultime. A ogni token, infatti, sarà associato un proprietario identificabile e registrato sui sistemi della PBOC.

RIFLESSI DI CARATTERE GEOPOLITICO

Una implementazione massiccia del RMB digitale avrà prima di tutto delle conseguenze sugli affari interni della Cina, incidendo sul virtuale monopolio detenuto da Ant Group e Tencent nel settore delle transazioni digitali, ma avrà notevoli riflessi anche sugli sviluppi geopolitici. Il RMB digitale, infatti, è visto come un potente strumento concepito per incrementare l’internazionalizzazione della valuta cinese, obiettivo che Pechino reputa essere primario.
Da ultimo, non si può trascurare la sempre crescente posizione di forza che Pechino detiene nel continente africano. In considerazione di ciò non è da escludersi a priori che così come determinati Paesi hanno deciso di ancorarsi a valuta estera, il processo di introduzione del RMB digitale potrebbe portare alcune nazioni africane a decidere di appoggiarsi ancora più consistentemente a Pechino, anche in virtù della predominanza economica e tecnologica della RPC in Africa.


Articolo originale pubblicato da Il Caffè Geopolitico, rivista online e network di esperti di affari e relazioni internazionali.

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