mar 22, 2017

Un rapporto storicamente intenso, quello tra Serbia e Repubblica Popolare Cinese, che non è venuto meno quando Belgrado a metà anni Novanta veniva colpita da sanzioni diplomatiche e dall’embargo economico deciso dai paesi occidentali. Per quanto giudicata casuale, resta emblematica la distruzione dell’ambasciata cinese a Belgrado provocata dalle bombe della NATO durante la guerra per il Kosovo.

Oggi le relazioni tra i due paesi sono avviate in un percorso di costante rafforzamento sia politico quanto economico, con la Serbia che punta a essere l’interlocutore privilegiato della leadership di Pechino in Europa centro-orientale e a proporsi sempre più come porta d’ingresso delle imprese cinesi interessate ad avvicinarsi ai mercati del continente.

Di seguito un intervento sul tema dell’Avvocato Ivana Kopilovic*, partner dello studio legale Kopilovic & Kopilovic di Belgrado, partner di Eurolink.

Perché la Serbia è così importante per la Repubblica Popolare Cinese?

Nell’attuale scenario internazionale è importante menzionare la cooperazione promossa dalla Repubblica Popolare Cinese con i Paesi dell’Europa centro-orientale attraverso il format 16+1, ovvero il Forum economico e commerciale tra la Cina e 16 Paesi dell’Europa centro-orientale. Infatti, questa parte d’Europa viene considerata un buon punto di partenza per l’espansione delle attività verso l’Europa occidentale e una destinazione favorevole per investimenti destinati ai mercati dei Paesi Unione europea. L’Europa centro-orientale viene definite come una “back door”, una porta posteriore, o un “testing ground”, un banco di prova, per gli investimenti cinesi nell’Unione europea. In questo senso il format “16+1” è stato impostato per sviluppare condizioni favorevoli agli investimenti cinesi nella regione. Si sono tenuti già vari forum tra i Paesi della regione e la Cina negli anni scorsi, cui sono seguiti vari progetti di investimento.

Nel corso della sua visita di Stato in Serbia (giugno 2016) il Presidente cinese Xi JinPing è stato insignito della più alta onorificenza della Repubblica di Serbia. La sua visita va vista come il risultato del crescente attivismo cinese in questa parte del mondo all’interno di una strategia più ampia che punta a una maggiore apertura e a garantire che le imprese cinesi acquisiscano una presenza globale. La Serbia è vista dunque come un ponte verso altre destinazioni per sviluppare la cooperazione economica con l’Europa. Di per sé alla Serbia si riconosce una grande capacità per futuri sviluppi, in particolare nel campo delle infrastrutture, dell’energia e dell’agricoltura. La visita è stata anche parte della visione strategica chiamata One Belt, One Road (o Nuova Via della Seta, in Italiano), che punta ad aprire nuovi connessioni commerciali per le imprese cinesi. L’ambiziosa iniziativa di Xi implica l’apertura di una “Nuova Via della Seta” che parte dalla Cina occidentale per arrivare ai Paesi dell’Asia centrale e di lì fino in Europa attraverso i Balcani.

Dal punto di vista degli interessi della Serbia la Repubblica Popolare Cinese è una fonte di risorse economiche necessarie per finanziare lo sviluppo economico del Paese.

Tra l’altro i rapporti tra i vertici politici dei due Paesi non sono mai stati tanto intensi.

La visita in Serbia del presidente Xi JinPing arriva dopo numerosi scambi ad alti livelli avvenuti negli ultimi anni. Il primo ministro cinese Li Keqiang ha visitato la Serbia nel 2014 mentre nel 2015 è stata la volta del vice primo ministro Zhang Gaoli. Da parte serba il presidente della repubblica Tomislav Nikolic ha visitato la Cina nel settembre 2015 e ha presenziato all’importante parata militare in occasione del settantesimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale. Il primo ministro Aleksandar Vucic ha visitato la Cina nell’anno precedente e in tale occasione Cina e Serbia hanno siglato un memorandum di intesa per la promozione congiunta del progetto “One Belt, One Road“, il quale include due corridoi logistici, uno chiamato “Cintura economica della Via della Seta“ e l’altro “Via della Seta Marittima del 21esimo secolo“. Dalla prospettiva cinese avere un punto fermo in Serbia è fondamentale perché, grazie alla sua posizione geografica, il Paese è un punto di accesso verso l’Europa collocato proprio sulle direttrici del progetto “One Belt, One Road“, dunque uno snodo sulla direttrice che unisce tre continenti.

La visita del presidente Xi ha rappresentato dunque una pietra miliare per stabilizzare la tradizionale amicizia tra la Cina e la Serbia, approfondendo la fiducia politica reciproca e promuovendo le relazioni politiche, economiche e diplomatiche tra i due Paesi. D’altronde le relazioni tra Serbia e Cina si sono sviluppate rapidamente dopo che nel 2009 è stato firmato l’accordo di partnership strategica per accrescere la cooperazione economica e culturale. Di questa partnership le opere infrastrutturali sono state una componente vitale mentre nel corso della visita di giugno i due Paesi hanno siglato 22 accordi di cooperazione.

A quanto ammontano gli investimenti cinesi in Serbia finora?

A partire dal 2009 la Cina ha investito oltre un miliardo di dollari in Serbia, principalmente in mutui agevolati, compresi quelli per finanziare il ponte sul Danubio alle porte di Belgrado. In quel caso su un costo complessivo di 260 milioni di dollari la Cina ne ha finanziato l’85% con un mutuo a tasso agevolato erogato dalla Exim Bank. Un altro intervento di grande importanza è stato il finanziamento della rigenerazione della centrale elettrica a carbone di Obrenovac e la costruzione di un modulo, interventi che verranno completati nel 2018. Inoltre, due sezioni del Corridoio transeuropeo 11 in Serbia vengono realizzati dalla Shandong Hi-Speed Group (SDHS) in collaborazione con imprese serbe e verranno completati entro giugno 2017.

Tuttavia, l’intervento che viene visto come un punto di svolta è l’acquisizione dell’Acciaieria di Smederevo da parte della Hebei Iron & Steel (HBIS), operazione che potrebbe aprire la strada ad altri investimenti nel Paese da parte di grandi imprese cinesi. L’Acciaieria di Smederevo verrà risanata e rilanciata e l’operazione lascia prevedere un grande potenziale nell’industria mineraria e siderurgica, con la produzione che crescerà significativamente. La Hebei Iron & Steel (HBIS) è una delle grandi realtà globali in campo siderurgico e può ottenere materie prime a costi contenuti. In sostanza, una parte della produzione complessiva del colosso cinese verrà spostata dalla Cina alla Serbia. Il direttore dell’associazione delle imprese siderurgiche serbe ha evidenziato che questa operazione garantirà forniture stabili al mercato serbo e un incremento delle esportazioni verso l’Europa, con un impatto positivo sul PIL del Paese. Si tratta di un esempio delle modalità operative delle imprese cinesi in Europa centro-orientale che spostano la produzione nel nostro continente per servire sia il mercato europeo che quello cinese. Un altro esempio di questa cooperazione è l’investimento nella cittadina serba di Ruma della società sino-danese Everest Production, che ha spostato in Serbia parte della produzione di schiume a memoria di forma a basso impatto ambientale destinata al mercato europeo e nordamericano per cui utilizzerà fornitori locali.

Perché è logico ipotizzare che le imprese cinesi sposteranno sempre più le loro produzioni in Serbia?

L’impostazione di questa cooperazione tra Cina ed Europa può essere spiegata con un esempio di un’azienda seguita direttamente dal nostro studio. Si tratta di un’azienda tessile che progetta di insediare uno stabilimento con un procedimento produttivo proprietario a Cuprija, con macchinari altamente specializzati, strumenti di misurazione particolari e un dipartimento di ricerca e sviluppo. Vogliono investire in Serbia perché i loro clienti sono concentrati in Italia, Turchia, Stati Uniti, Brasile, Polonia e Serbia ma hanno una quota di mercato relativamente bassa, attorno al 5%, per due ordini di ragioni: la produzione oggi avviene in Cina e i tempi di consegna sono lunghi per cui riescono a fornire solo grandi clienti, ben posizionati sul mercato; a seguito dell’incremento dei costi di produzione in Cina e del basso tasso di cambio tra euro e renminbi, il prezzo dei beni prodotti in Cina non riesce a essere competitivo con quelli prodotti in Italia o in altre parti d’Europa. Per cui dopo aver calcolato i costi di spedizione e quelli di sdoganamento, il prezzo finale del prodotto cinese finisce per essere pressoché uguale a quello realizzato in Serbia. Inoltre i beni prodotti in Europa hanno una migliore ricezione in termini di marchio e senza dazi da pagare la competitività potrà migliorare di molto, i tempi di consegna si accorceranno riuscendo così a servire anche quell’80% del mercato composto da aziende piccole e medie. Dunque, attraverso la riduzione della distanza dai consumatori europei, le imprese cinesi potranno significativamente ridurre il ciclo di sviluppo di nuovi prodotti e presentarli tempestivamente ai loro acquirenti europei, acquisendo da essi riscontri e valutazioni che consentiranno a loro volta di migliorare i loro prodotti.  Ecco perché al fine di incrementare la sua quota di mercato in Italia e in altri Paesi europei questa azienda tessile cinese ha deciso di investire in Serbia.

Quali sono invece le difficoltà che le imprese, cinesi come italiane, trovano nell’operare in Serbia?

Molte imprese straniere, non solo cinesi, che si affacciano sul mercato serbo per la prima volta si trovano ad affrontare diverse difficoltà ad acquisire informazioni in merito al quadro legale e alla legislazione inerente l’apertura di una società, di una filiale o di un ufficio di rappresentanza in Serbia. Molti analisti evidenziano un’insufficiente comprensione del contesto legale e delle caratteristiche della regione e del Paese. Le motivazioni di questa situazione dipendono da una limitata esperienza a gestire rapporti di cooperazione, da una insufficiente conoscenza del quadro legale come della legislazione sul lavoro e sugli investimenti e come delle condizioni sociali specifiche, per esempio la mentalità della forza lavoro locale. Una buona conoscenza della legislazione locale è un elemento di importanza essenziale per lo sviluppo delle cooperazioni. I servizi di consulenza rappresentano un servizio di grande importanza per le imprese estere che vogliono intraprendere un’attività economica in Serbia. I loro compiti dovrebbero inerire la soluzione dei problemi che andranno ad emergere, analizzare i regolamenti locali, ridurre il rischio degli investimenti, fornire informazioni sull’attuale contesto normativo e sui cambiamenti del mercato.

Quali sono gli altri campi in cui prevede la crescita di investimenti dalla Cina o di joint ventures?

La Serbia viene promossa come un contesto amico per gli investimenti cinesi e viene enfatizzata la possibilità per le aziende cinesi che operano in Serbia di accedere ad accordi di libero scambio che toccano 800 milioni di persone grazie agli accordi che il Paese ha con l’Unione europea, la CEFTA, l’EFTA, la Russia e la Turchia. Soprattutto la possibilità di accedere senza pagare dazi al mercato unico europeo suscita estremo interesse tra gli investitori cinesi.

Le importazioni agricole della Cina sono cresciute nettamente negli ultimi anni, in particolare quelle di grano, di semi oleosi, di cotone, di granaglie, di carne e prodotti lattiero-caseari come anche di alimenti trasformati. L’agricoltura e la zootecnica sono dunque due aree dove una forte collaborazione tra Serbia e Cina è possibile. Caratterizzata da terreni fertili e da un clima favorevole, l’agricoltura rappresenta un settore vitale dell’economia serba, tanto che nel 2014 essa ha rappresentato il 9,1% del PIL e circa il 21% di tutte le esportazioni del Paese. Il memorandum di intesa siglato in Cina dal sindaco di Kragujevac Radomir Nikolic con la CMEC (China Machinery Engineering Corporation) è stato definito il più importante accordo relativo all’agricoltura serba degli ultimi venti anni.

Gli investitori cinesi mostrano interesse in diversi segmenti dell’agroindustria serba, particolarmente nel settore della carne (in particolare agnello, manzo, maiale) dei prodotti lattiero caseari, della frutta e dei vegetali. All’83esima fiera internazionale dell’agricoltura di Novi Sad, gli imprenditori agricoli cinesi hanno proposto un’ampia gamma di soluzioni, dai macchinari alle attrezzature fino ai prodotti per la protezione delle colture.

Fonte: www.serbianmonitor.com

* L’avvocato Ivana Kopilovic è partner dello studio legale Kopilovic & Kopilovic di Belgrado, tra i più prestigiosi del Paese, che ha tra i suoi clienti grandi imprese serbe come anche numerose multinazionali cinesi ed italiane. Lo studio offre assistenza legale completa in Serbo, Cinese e Italiano in molti settori come quello bancario e assicurativo, fusioni e acquisizioni, immobiliare, negoziazioni, rapporti di lavoro, investimenti esteri, infrastrutture e partnership pubblico-privati, proprietà intellettuale e commercio internazionale.